La protagonista di questa storia è una donna che, anni fa, per sostenere l’attività del marito, aveva prestato fideiussioni su mutui chirografari (senza garanzia immobiliare) per un importo complessivo di oltre 8 milioni di euro. Quando l’impresa del coniuge è fallita, i creditori hanno rivolto le loro richieste non solo a lui, ma anche a lei, mettendo in pericolo il suo intero patrimonio, compresa la casa nella quale abitava, acquistata da suo padre.
La minaccia del pignoramento e la ricerca di una soluzione
Quando la donna si è rivolta a me, la situazione era drammatica: il pignoramento della casa era già in corso e mancavano solo due giorni all’asta. L’unica strada percorribile per evitarlo era l’accesso alla procedura di sovraindebitamento, prevista dalla Legge n. 3/2012, conosciuta come “legge anti-suicidi”. Tuttavia, il Tribunale di Bari, fino a quel momento, aveva sempre considerato coniuge e parenti stretti di imprenditori come “soci occulti”, negando loro l’accesso a questo beneficio.
L’ammissione al sovraindebitamento: un precedente importante
Ho deciso di presentare una domanda basata sulla giurisprudenza europea e su sentenze di altri tribunali italiani, dimostrando che la donna non era un’imprenditrice e non poteva essere trattata come tale. Inoltre, ho formulato una proposta economicamente migliorativa rispetto alla liquidazione forzata: mentre il valore del patrimonio era stimato in 140.000 euro, con il contributo di terzi soggetti ho presentato un’offerta di 170.000 euro più le spese di procedura, garantendo così ai creditori un miglior recupero rispetto alla vendita all’asta.
Il Tribunale ha accolto la richiesta e con la sentenza di omologa n. 271/2024 ha permesso alla donna di accedere al piano di sovraindebitamento. L’effetto immediato? La sospensione della procedura esecutiva a soli due giorni dall’asta, salvando la sua casa.
Perché la legge sul sovraindebitamento è una tutela fondamentale per i fideiussori
Prima di questa decisione, chi si trovava nella stessa situazione della mia cliente non aveva alcuna possibilità di liberarsi dai debiti. Il sistema permetteva ai creditori di rivalersi sul fideiussore per tutta la vita, rinnovando la richiesta di pagamento ogni dieci anni per evitare la prescrizione. Con questa sentenza, invece, abbiamo dimostrato che i fideiussori meritevoli possono ottenere una seconda possibilità.
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