Marta e Serena (nomi di fantasia) non si parlavano da anni. Sorelle, sì, ma lontane. Non solo geograficamente – una a Milano, l’altra a Torino – ma soprattutto emotivamente distanti, da quel giorno in cui la casa dei genitori a Polignano a Mare era rimasta vuota.
Alla morte della madre, un’eredità le ha improvvisamente riportate nella stessa stanza, quella dello studio del notaio, per discutere della divisione ereditaria della casa di famiglia. Entrambe erano d’accordo su una cosa sola: non volevano tenerla. Troppi ricordi. Troppa distanza. E troppe ferite mai rimarginate.
La casa da vendere e una trattativa impossibile
In teoria, sarebbe stato semplice: vendere l’immobile e dividersi il ricavato. Ma la realtà è stata molto diversa. Ogni volta che una sorella avviava una trattativa con un possibile acquirente, l’altra si opponeva. Il prezzo non andava mai bene, le condizioni erano sempre sbagliate, l’occasione “non era quella giusta”.
In realtà, dietro ogni obiezione c’era qualcosa di più profondo: un’antica rivalità affettiva, un non detto che aveva scavato una distanza tra loro. Chi era la figlia preferita? Chi aveva dato di più? Chi aveva sofferto in silenzio?
Il mio intervento come mediatore: andare oltre il contratto
Quando sono stato contattato, il rischio era che la vendita si bloccasse definitivamente, e con essa la possibilità di chiudere pacificamente la successione. In qualità di avvocato e mediatore familiare, ho deciso di non partire dalla valutazione dell’immobile, ma dalla relazione tra Marta e Serena.
Durante gli incontri, non ho parlato subito di numeri. Ho ascoltato. Ho fatto domande. Ho aperto spazi di dialogo dove prima c’era solo silenzio. È emersa la verità: non era la casa il problema, ma ciò che rappresentava. Il timore di “perdere” anche nel confronto con l’altra. Il bisogno, non detto, di essere riconosciute.
La mediazione civile ha fatto il suo corso. E qualcosa è cambiato
Poco a poco, le sorelle hanno cominciato a parlarsi. All’inizio con fatica, poi con maggiore naturalezza. Quando finalmente hanno trovato un accordo sul prezzo – equo per entrambe – la casa è stata venduta a un ottimo valore di mercato, senza altri ostacoli.
Ma il vero successo è stato un altro: quando si sono abbracciate e hanno pianto. Hanno riconosciuto quanto fosse stato doloroso non parlarsi per anni, e quanto fosse importante ritrovarsi. Più di un contratto, più di un accordo: è tornata a galla una relazione familiare rimasta sommersa troppo a lungo.
Mediazione e successioni: una strada alternativa alle aule di tribunale
Quella di Marta e Serena è una delle tante storie in cui la mediazione civile fa la differenza. In casi di conflitto tra eredi, soprattutto tra famigliari che hanno smesso di parlarsi, l’intervento di un mediatore esperto può sbloccare situazioni che sembrano senza via d’uscita. Senza tribunali. Senza sentenze. Con rispetto e ascolto.
Se anche tu ti trovi in una situazione simile, o se una successione ereditaria rischia di trasformarsi in una guerra tra familiari, la mediazione può offrire una via concreta e umana per risolvere il conflitto.
